Hansruedi Köng: «Il nostro obiettivo è un digital banking semplice e per tutti».

Chi siamo – Edizione 1 | 2018

«Vogliamo diventare la principale banca digitale della Svizzera»

Nell’intervista, il CEO Hansruedi Köng chiarisce perché il risultato aziendale di quest’anno non è all’altezza di quello precedente, spiegando quali sono i settori che PostFinance intende rafforzare e tutto ciò che l’azienda deve fare per diventare la principale banca digitale della Svizzera.

Hansruedi Köng, come giudica il risultato dell’anno d’esercizio appena trascorso?

Nell’anno d’esercizio 2017 abbiamo conseguito un risultato aziendale (EBT) di 463 milioni di franchi, ossia 79 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Ad avere un impatto negativo sul risultato sono stati gli ammortamenti una tantum, le svalutazioni su partecipazioni e la prima indennità al gruppo per la lettera di patronage concordata nell’ambito del piano di stabilizzazione «too big to fail» per banche di rilevanza sistemica. Sul fronte dei ricavi abbiamo tratto vantaggio da ripristini di valore su immobilizzazioni finanziarie a fronte delle rettifiche di valore contabilizzate nell’anno precedente. Si tratta di un effetto di natura meramente contabile, e non di ricavi effettivi confluiti nelle nostre casse. Inoltre, il risultato è influenzato positivamente dagli
utili derivanti dalla vendita di due portafogli azionari. L’anno prossimo non avremo nuovamente la possibilità di vendere queste azioni.

Un risultato con più ombre che luci, dunque?

Si può dire così. Nelle attività di negoziazione così come nelle operazioni in commissione e da prestazioni di servizio, dove siamo riusciti a registrare soddisfacenti miglioramenti nel risultato, abbiamo guadagnato bene. È un fatto importante considerato che nelle operazioni sul differenziale degli interessi, nostra principale fonte di introiti, il risultato è diminuito di 16 milioni di franchi rispetto all’anno precedente. Questo spiacevole calo sottolinea quanto sia svantaggioso per noi non potere concedere autonomamente crediti e ipoteche, soprattutto nell’attuale contesto caratterizzato da tassi d’interesse negativi. A questo riguardo è necessario intervenire, in quanto il nostro margine d’interesse continua a subire pressioni.

La soluzione potrebbe essere una privatizzazione parziale di PostFinance.

La sola privatizzazione parziale non costituisce la soluzione al problema. Tuttavia, se ciò facesse cadere il divieto di concedere crediti, dovremmo compiere questo passo in un’ottica imprenditoriale. A ogni modo, questa decisione non spetta a noi, bensì alla politica.

Perché l’abolizione del divieto di concedere crediti incontra così tante resistenze?

Da una parte, le altre banche hanno poco interesse a lasciare che PostFinance acceda al mercato dei crediti; dall’altra, circolano false credenze, ad esempio che tale divieto renda PostFinance più sicura. Questo è semplicemente sbagliato. In tutta questa discussione non bisogna dimenticare una cosa: il divieto di concedere crediti annienta la ricchezza nazionale. Se si abolisse il divieto di concedere crediti e si procedesse alla privatizzazione parziale di PostFinance, la proprietaria – vale a dire la Confederazione e con lei il popolo svizzero – ne trarrebbe un bel profitto. Al contrario, se permane il divieto e gli interessi continuano a rimanere bassi, tra cinque anni PostFinance varrà meno di oggi.

Che cosa sta facendo per contrastare questo crollo del valore?

Diversifichiamo la nostra struttura dei ricavi e cerchiamo nuove fonti d’introiti. Oggi, più della metà dei nostri ricavi proviene dalle operazioni sul differenziale degli interessi. In futuro intendiamo ridurre questa dipendenza, ad esempio rafforzando gli investimenti. Inoltre, teniamo in considerazione il mutato comportamento dei clienti in seguito alla digitalizzazione e ci trasformiamo da operatore finanziario classico a «Digital Powerhouse».

Tutte le banche puntano sulla digitalizzazione. In che modo vi differenziate dalla concorrenza?

Come la globalizzazione, la digitalizzazione è una macrotendenza che non si arresta neppure davanti al settore bancario. Pertanto, la questione non è se partecipiamo alla digitalizzazione, ma come vi partecipiamo e quanto rapidamente adattiamo i nostri prodotti, servizi e processi alle mutate esigenze dei clienti. Proprio in questo ci impegniamo: per molti la digitalizzazione rappresenta una grande sfida, in quanto rivoluziona comportamenti a cui in parte siamo abituati da una vita. In questa fase di passaggio dal banking tradizionale a quello digitale vogliamo assistere e accompagnare i nostri clienti. O, detto in altri termini: il nostro obiettivo è il banking digitale – semplice e per tutti. All’infuori di noi, è difficile trovare un’altra banca svizzera che possa farlo in modo così sistematico.

Come procedono i lavori per la realizzazione della «Digital Powerhouse»?

Negli ultimi 18 mesi circa abbiamo per così dire messo a punto i piani di costruzione. Una prima tappa fondamentale è stata il trasferimento di PostFinance in una nuova organizzazione nell’estate del 2017.

Da cosa è caratterizzata questa nuova organizzazione?

Abbiamo messo ancora più al centro i clienti con le loro esigenze e le loro abitudini. Abbiamo creato le nuove unità Retail e Corporates. Nell’unità Retail offriamo ai nostri clienti nell’attività standard soluzioni digitali semplici volte ad agevolarli ulteriormente nella gestione delle loro questioni finanziarie. Nell’unità Corporates forniamo assistenza ai nostri grandi clienti commerciali. Proponiamo loro soluzioni individuali per l’elaborazione di massa nel traffico dei pagamenti nonché soluzioni e consulenza nei settori degli acquisti, della logistica e della vendita con l’obiettivo di ottimizzare i processi e gestire la liquidità. Inoltre, rafforziamo gli investimenti.

Quali saranno le prossime tappe?

Perché un edificio superi indenne anche un tempo burrascoso, sono indispensabili fondamenta solide. Quelle della «Digital Powerhouse» sono costituite dal nuovo sistema di core banking, che introdurremo a Pasqua 2018. Dopo avere gettato le fondamenta, cominceremo con la vera e propria costruzione. Il nostro obiettivo è ambizioso: entro la fine del 2020 vogliamo diventare la principale banca digitale della Svizzera.

Perché il nuovo sistema di core banking è tanto importante per la strategia futura?

Lavoriamo in un ambiente informatico estremamente eterogeneo, sviluppatosi nel corso di molti anni con un ritmo pesante di due release all’anno. Ma oggi il mercato opera a un altro livello. Per potere guadagnare in velocità, dobbiamo innanzitutto
ottimizzare l’architettura informatica e rinnovare il nostro sistema di core banking. Solo così saremo pronti anche dal punto di vista tecnico per la digitalizzazione e la «Digital Powerhouse». Inoltre, con il nuovo sistema di core banking creiamo i presupposti
per rimanere anche in futuro leader del mercato nel traffico dei pagamenti svizzero.

Il traffico dei pagamenti in Svizzera è attualmente in corso di armonizzazione. A che punto è PostFinance nel passaggio a ISO 20022?

Prendiamo molto seriamente l’armonizzazione del traffico dei pagamenti e ci siamo attivati presto in vista del passaggio allo standard ISO 20022. Anche perché il nostro nuovo sistema di core banking è basato sui formati ISO e non supporta più la
vecchia realtà del traffico dei pagamenti. Di conseguenza, i nostri clienti hanno dovuto convertire i loro sistemi entro la fine del 2017. Siamo loro molto grati per la grande comprensione che hanno dimostrato.

Tutti i clienti sono riusciti a effettuare il passaggio entro i tempi?

Sì, abbiamo interamente concluso la conversione! Per raggiungere l’obiettivo, in parte già a partire dal 2015 abbiamo assistito individualmente i clienti, ricordando loro sistematicamente la scadenza. Il nostro sforzo è stato ricompensato: siamo il primo istituto finanziario della Svizzera con un sistema interamente basato su ISO 20022.

Ha accennato al fatto che PostFinance intende rafforzare gli investimenti. Quali sono i progetti concreti in questo ambito?

Sebbene già da anni vantiamo una gamma completa di interessanti prodotti di investimento, ancora oggi PostFinance viene difficilmente considerata una banca di investimento. È quanto ci ripromettiamo di cambiare. Nei conti di risparmio e in quelli destinati al traffico dei pagamenti, i nostri clienti ci affidano patrimoni liquidi pari a circa 100 miliardi di franchi. Alla luce dell’attuale situazione dei tassi d’interesse, è impossibile sia per noi sia per i clienti conseguire un rendimento accettabile per questi capitali. È per questo che in futuro vogliamo attirare verso gli investimenti i clienti che dispongono di liquidità consistenti. Nei mesi scorsi abbiamo avuto la dimostrazione che funziona.

Cosa significa in cifre?

In autunno abbiamo lanciato una campagna di marketing su vasta scala per i nostri fondi d’investimento, registrando un riscontro molto positivo. Solo nel quarto trimestre 2017, nei nostri fondi sono confluite diverse centinaia di milioni di franchi. Proseguiremo su questa strada e nell’anno in corso avvieremo altre strategie di vendita, dando rilievo, oltre ai prodotti, anche alla nostra competenza nel settore degli investimenti. Perché c’è una cosa che non cambia nemmeno nell’epoca digitale: nel banking in generale, e negli investimenti finanziari in particolare, la fiducia è determinante.

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